lunedì 20 dicembre 2021
CARTOLINE CHIESA SANTO STEFANO
PIAZZA SANTO STEFANO
ANNO 1941
mercoledì 1 settembre 2021
I 180 ANNI DI UNA CHIESA
La data di oggi ci porta ad una ricorrenza molto speciale per Nerviano. Nella domenica 5 settembre del 1841 infatti veniva benedetta solennemente la nuova chiesa prepositurale che andò a sostituire l’antico edificio che pochi anni prima venne demolito pressoché integralmente. Di ciò che resta della antica chiesa si possono scorgere sulla facciata della canonica i capitelli romanici che andavano a decorare la porta centrale e qualche reminiscenza strutturale conservata con il portico che oggi fa da ingresso all’oratorio. Una chiesa, di stile Romanico, a tre navate e che tuttavia nel corso dei secoli subì innumerevoli interventi di ammodernamento dettati sia dal costante rinnovamento delle prescrizioni canoniche e liturgiche, sia dal procedere incessante del discorso sull’arte, che in ogni epoca ebbe un proprio linguaggio ed inedite cifre stilistiche. È probabile pertanto, e questo ce lo dimostrano anche le perizie redatte al tempo dei fatti, che il continuo rimaneggiamento delle strutture abbia portato l’edificio ad un progressivo ed inesorabile tracollo che ebbe il suo culmine nella mattinata dell’8 aprile 1834, giorno in cui si verificò uno squarcio sulla volta centrale. Da quel giorno la chiesa venne definitivamente chiusa al culto, dando il via ad un complesso e durevole processo di demolizione e di ricostruzione della chiesa plebana.
Per circa sette anni i Nervianesi non ebbero un luogo per radunarsi sotto un unico tetto. Dobbiamo infatti pensare che a quell’epoca l’appuntamento domenicale con i riti sacri era parte fondante della vita ordinaria dei nostri concittadini antenati e non di rado le manifestazioni coinvolgevano l’intera comunità. A sostituzione della “gesa granda” vennero utilizzate le chiesette sussidiarie della Colorina e del Lazzaretto e, finché si poté, si fece uso del cosiddetto Oratorio di San Carlo che si trovava dove oggi c’è la piazza Santo Stefano. Era adiacente all’antica chiesa che occupava anch’essa una discreta porzione dell’odierna piazza sul lato nord-occidentale. Quando venne il momento di fare spazio alla costruzione della chiesa nuova, anche questo Oratorio venne demolito.
Ma veniamo a quel giorno del 1841,
quando tutto il trambusto dettato dalla successione di questi eventi terminò
con la benedizione della nuova chiesa appena ultimata. Per rendere meglio quei
sentimenti riportiamo le vive e testuali parole dell’allora prevosto Benigno
Montoli, sacerdote nervianese di nascita e da poco divenuto curato d’anime
della Pieve di Nerviano, che riporta sul cronicon
questa annotazione:
“Nel giorno 5 settembre 1841 ebbe luogo la solenne benedizione del nuovo Tempio impartita da me in concorso dei Reverendi Sacerdoti Parrochi e Coadiutori della Pieve, e di molti altri ancora tra Prevosti e Parrochi stati appositamente invitati pel maggior decoro di quella Sacra Funzione, finita la quale venne Don Primo Torti, già Prevosto di questa Chiesa. Fu tale e tanto il concorso dei forestieri in questa occasione che a memoria d’uomini un eguale non fu visto giammai, e quello che più monta d’essere rimarcato sì è che nonostante un sì straordinario concorso non è accaduto il benché minimo disagio. Nel seguente giorno fu da me celebrato un solenne Ufficio a suffragio. All’intento di porre un buon fondamento alla mia parrocchialità, e di richiamare sull’antico buon sentiero la Popolazione che già da sette anni era alquanto sbandata a motivo che durante la costruzione della nuova Chiesa non poteva essere raccolta tutta sotto gli occhi del proprio Pastore, ho procurato a questa Parrocchia una Sacra Missione per mezzo dei Reverendi Padri Missionari di Rho, la quale cominciò nel giorno 26 Dicembre del giorno del nostro Santo titolare, tempo affatto libero da ogni occupazione campestre”.
| Testo autografo del Prevosto Benigno Montoli che registra sul Cronicon Parrocchiale gli eventi del 1841 |
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| Cartolina degli anni '50 Interno della Prepositurale |
Queste sono soltanto alcune delle innumerevoli istantanee che ci aiutano a ricostruire gli spazi e gli animi che ci giungono dal passato, sufficienti per riportare in questo giorno particolare alcune delle immagini e alcuni dei sentimenti di quei momenti che oggi ricordiamo.
Da quel giorno sono passati 180
anni. In questa nostra chiesa sono “passate” migliaia di persone, personaggi
che hanno fatto la piccola e grande storia, generazioni di uomini e donne che
con la loro presenza e con il loro supporto hanno tenuto vivo questo sacro
edificio. Una chiesa che ha visto passare i grandi e i piccoli eventi degli
ultimi due secoli.
Oggi come ieri il “cantiere della fabbriceria” è ancora in attività: un
aspetto positivo poiché nonostante gli acciacchi dell’età, ci ricorda di quanto
sia ancora lunga la strada da fare.
Stefano
Delfi
Nerviano, 5 settembre 2021
lunedì 16 novembre 2020
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- La chiesa del Lazzaretto e la Peste del 1630 a Nerviano - Venerdì 27 novembre 2020
- La Colorina di Nerviano - Venerdì 11 dicembre 2020
- La chiesa della Rotondina di Nerviano - Venerdì 22 gennaio 2021
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giovedì 6 agosto 2020
PROGETTO CARTOGRAFIA NERVIANESE - INTRODUZIONE
Partiamo dunque nel XVIII secolo per avere un quadro generale dell'urbanistica di Nerviano e parte di quelle che oggi sono le sue frazioni. Nel complesso possiamo affermare che sino alla fine del XIX secolo il territorio non ha subito grandi variazioni. Il consumo di suolo ha visto un significativo incremento durante le fasi salienti della crescita economica italiana. Le prime variazioni sostanziali, in Nerviano, si possono ricondurre nel periodo legato alla costruzione del Canale Villoresi di fine ottocento e alle prime forme di industrializzazione dei primi anni del novecento. Sia il Canale che le prime industrie manifatturiere hanno inciso fortemente sull'incremento demografico del paese. Un altro fattore importante è riscontrabile grazie allo sviluppo tecnologico e scientifico: la via del Sempione che passava e passa tuttora sulla parte alta del territorio ha sempre rappresentato una grande opportunità di collegamento e di scambi commerciali con la città di Milano, ma anche del varesotto, del verbano e d'oltralpe. La realizzazione della Tranvia Milano-Gallarate prima e della Ferrovia Milano-Domodossola poi, va inserita anch'essa nel quadro di quelle novità che hanno permesso un capillare sfruttamento del territorio e delle sue risorse. L'incremento industriale e tecnologico ha prodotto un progressivo - e proporzionato - accrescimento demografico. Tale sviluppo, che ha visto periodi più lineari a cavallo delle due guerre, è diventato davvero significativo al termine del secondo conflitto mondiale e proseguito poi con il boom economico scaturito tra gli anni '50 e '60. Lo sfruttamento del suolo è proseguito in maniera significativa fino al termine del XXI secolo. In questi ultimi decenni oltre ad una evidente decrescita economica e demografica si stanno adottando politiche di preservazione e rivalutazione dell'esistente determinate da una sensibilità maggiore per la salvaguardia del patrimonio ambientale.
Quello che oggi noi definiamo comunemente centro storico, non è altro che ciò che resta, almeno nella sua conformazione urbana originaria, del borgo di Nerviano in epoca settecentesca. E' probabile che tale conformazione sia il risultato di un'urbanistica più remota e pressoché invariata, almeno fin dal 1600.
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| Catasto Teresiano 1722 - Nerviano - Centro Abitato - Visione d'insieme |
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| Catasto Teresiano 1722 - Nerviano - Centro Abitato - Luoghi principali |
A: Antica Chiesa Pievana di Santo StefanoB: Monastero dei monaci OlivetaniC: Chiesa della RotondinaD: Piazza Quaranta, attuale Piazza Vittorio EmanueleE: Piazza Grande attuale Piazza ItaliaF: Cascina ZanconaG: Piazza della Croce attuale Piazza Fontana.
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| Il Centro storico di Nerviano visto dal Satellite - 2020 con i "confini" della Nerviano urbana del 1722 |
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MONACHESIMO: STORIA E ARTE DAL 1465 AL 1798
Sabato 7 dicembre presso la Sala Bergognone si è svolta la proiezione del documentario dedicato alla vita dei monaci olivetani che hanno abitato nel monastero nervianese. Una presenza, quella dei monaci, che inizia nel XV secolo e termina con la soppressione degli ordini religiosi per mano di Napoleone Bonaparte nel 1798. Da quell’anno gli ambienti monastici conobbero dapprima l’abbandono e successivamente la conversione ad uso civile. Già trenta anni dopo la soppressione sappiamo che la chiesa di Santa Maria Incoronata venne parzialmente abbattuta. È solamente dagli anni ’60 che inizia il lungo processo di riqualificazione del complesso monastico da parte del Comune di Nerviano, soprattutto da quando diversi articoli della stampa nazionale denunciarono la presenza di una macelleria nell’edificio bassomedievale. Probabilmente da quella polemica iniziò un lento processo di sensibilizzazione che portò dapprima all’acquisto, negli anni ’80, della proprietà da parte del Comune di Nerviano e poi l’avvio dei primi lavori di restauro alla fine degli anni ‘90. Tuttavia si dovranno attendere i primi anni 2000 per vedere i lavori ultimati ed infine il 2003 per il trasferimento definitivo della sede municipale, di tutti i suoi uffici e della biblioteca.
Sulla scia di questa opera di sensibilizzazione e promozione del patrimonio presente in Nerviano, nel 1990 lo storico Egidio Gianazza realizzò per l’amministrazione comunale un volume dedicato al monastero. Da quel libro i nervianesi potettero conoscere i diversi aspetti storici legati alla vita dell’Ordine monastico degli Olivetani e più in generale all’attività di quei monaci che per più di tre secoli abitarono a Nerviano. Oltretutto non vanno dimenticate le pagine dedicate alla fondazione del monastero, avvenuta nel 1468, per opera del conte Ugolino Crivelli, al leggendario sogno e alle pratiche finanziarie per realizzare l’opera. Tuttavia negli anni in cui si dava alle stampe questo corposo volume, i lavori di restauro non erano ancora stati compiuti e molti ambienti risentivano ancora degli adattamenti ad uso abitativo; basti qui ricordare che l’interno dell’antica chiesa era ancora diviso da solette e pareti. Soltanto con il termine dei restauri si potette godere sia degli affreschi rinvenuti che della struttura originaria di tutti quegli ambienti sopravvissuti alla distruzione, pertanto soltanto ora è possibile riempire nuove pagine e proseguire il discorso storico inaugurato dal Gianazza.
È da questi elementi inediti che il lavoro del Gruppo Pro Memoria ha intrapreso nuove indagini, anzitutto con lo scopo di fornire nuovo materiale storico ed artistico ai giovani studenti del Liceo Linguistico Cavalleri di Parabiago, che da diversi anni propongono visite guidate al monastero nel più ampio programma di formazione e alternanza scuola-lavoro e con la collaborazione diretta del Comune di Nerviano.
L’accesso all’archivio della Parrocchia Santo Stefano e a quello di fondi privati, tra cui spicca quello della Famiglia Piazzi, ha permesso al gruppo di ricerca di approfondire ulteriormente vari aspetti storici, talvolta inediti. Molto ancora potrebbe venire alla luce dai diversi fondi archivistici, pertanto il materiale prodotto sino ad ora è soltanto un piccolo contributo ad un’opera che sicuramente in futuro potrà essere implementata o addirittura corretta.
Da questa vivacità d’intenti è avvenuto l’incontro con Opificio Cultura: un gruppo nato dalla passione e dalla professionalità per la video-grafica con l’ambizione di promuovere il patrimonio locale attraverso il complesso linguaggio documentaristico, una forma comunicativa oggigiorno indispensabile per stimolare curiosità ad un pubblico vasto e generalista. Le innovazioni grafiche hanno consentito inoltre di illustrare ipotetiche ricostruzioni di quegli spazi non più esistenti o logorati irrimediabilmente dal tempo.
Oltre all’aspetto qualitativo della ricostruzione grafica, in questo documentario si è voluto dare voce agli unici veri protagonisti di questo luogo: i monaci. Solo attraverso la conoscenza della spiritualità olivetana è possibile comprendere gli ambienti, gli spazi e persino le rappresentazioni pittoriche e simboliche presenti nel monastero nervianese. Nel documentario si è voluta dare voce all’attuale priore del Monastero degli Olivetani di Seregno, don Giovanni Brizzi, il quale alterna le descrizioni storiche ed artistiche del cenobio nervianese con i tratti peculiari della vita monastica nella sua storia plurisecolare.
Grazie al connubio e alla sinergia delle molteplici competenze e grazie alla partecipazione volontaria di diverse persone, che con passione contribuiscono alla promozione del patrimonio locale, oggi i cittadini di Nerviano hanno la possibilità di approfondire alcuni aspetti legati ai monumenti e alla storia del loro paese.
Stefano Delfi e Renato Terrevazzi
Articolo pubblicato su "La tua città Nerviano informa" anno 14, n°1, luglio 2020.
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